Antonio DiMartino: La poesia del quotidiano e l’insofferenza verso la superficialità

/ Marzo 15, 2019/ Redazione News

Presentato al Teatro Auditorium Unical il quinto album “Afrodite”, ad aprire il concerto N.A.I.P

di DANILO RUSSO

Rincorse e riconciliazioni; non volersi lasciare mai, trascinati dalla frenesia giornaliera che ci toglie quel tempo per riprendere fiato e accorgerci della meraviglia delle piccole cose. Momenti, per osservare la vita nelle sue dinamiche più vere, fissati dalla musica e dai testi di Antonio DiMartino.  A distanza di 10 anni dal suo esordio, ritorna a Cosenza, la sua seconda casa, rimanendo affascinato anche dagli spazi del Teatro universitario “incredibilmente potenti e dall’acustica perfetta” – ci racconta – che lo hanno ospitato.
La stagione musicale del Tau aggiunge un altro nome alla sfilza di personaggi che negli ultimi anni hanno calcato il palcoscenico più prestigioso dell’Unical. Un incontro arricchito anche dalla collaborazione con un’altra realtà cittadina, principale artefice di molte iniziative culturali recenti sul territorio cosentino, “Le Strade del Paesaggio”. Ad esprimerla Andrea Scopetta, illustratore e fumettista, con un passato in Disney e Pixar, che per l’occasione ha realizzato 50 illustrazioni distribuite ai primi fortunati possessori del biglietto. A precedere il concerto un incontro con l’autore e poi l’esibizione di N.A.I.P, il progetto di musica elettronica sperimentale: anche se le definizioni di genere o di “gene” (volendo richiamare uno dei plurimi significati del progetto) rendono poco, curato da Michelangelo Mercuri. Il disco: “Nessun Album In Particolare” uscito l’8 marzo per Mamma dischi, è stato un collage dadaista di suoni contaminati da bass music e jungle. Poco prima del concerto abbiamo incontrato Antonio. Di seguito l’intervista rilasciata ai microfoni di PonteRadio.

Gli anni 70 sono un periodo storico che aleggia in tutta la tua produzione artistica con richiami testuali e stilistici. In quegli anni uno degli slogan più forti, figli della contestazione giovanile del tempo, era: “Pagherete caro, pagherete tutto”. A distanza di anni potremmo dire che non hanno pagato molto e quella rabbia iniziale sembra essersi annacquata nelle generazioni successive tranne poi ritornare negli ultimi dieci anni un po’ nella musica o in espressioni artistiche come il fumetto. A te cosa fa incazzare oggi?

Mi fanno incazzare molte cose, a partire dall’arroganza, un sentimento molto presente al sud, uno di quegli aspetti che del sud mi piace meno tra tutte le sue sfaccettature. Rispetto al concetto del non aver pagato nulla, io credo che invece qualcosa la stiamo pagando. Soprattutto la generazione nata tra gli anni 80 e gli anni 90 sta pagando anni di strafottenza, anni in cui molte persone non hanno fatto quello che avrebbero dovuto fare. 

Mutuando il titolo di un tuo vecchio brano, “La lavagna è sporca”,  ti chiedo: immagina se avessi davanti una lavagna pulita e avessi un gessetto per scriverci qualcosa: che cosa scriveresti?

Utilizzando una forma di linguaggio più studentesco scriverei “Abbasso la superficialità”. Mi torna sempre in mente come questi siano tempi superficiali. La gente non si sofferma a pensare e la lotta alla superficialità è importante quasi quanto la lotta alla criminalità. Avere delle persone più consapevoli significa anche avere la possibilità di veicolare dei contenuti che possano esprimere un cambiamento positivo.

La copertina di “Afrodite” non presenta nessun artifizio grafico, c’è solo una tua foto. Quando hai deciso che sarebbe stata l’immagine giusta per rappresentare l’album?

È una foto che mi ha fatto la mia compagna questa estate, scattata quasi per gioco. Mi piaceva perché fotografava un momento specifico della mia vita legato anche alla nascita di nostra figlia, sicuramente un momento che mi piaceva fermare. Trovo molto bello che le copertine dei dischi possano raccontare anche un pezzo particolare della vita di un artista.

“Ho bisogno di naufragare per trovare qualcosa di vero” come se il perdersi o abbracciare la dimensione del cambiamento sia necessario per non spegnersi. Davanti a cosa naufraga il tuo cuore?

Naufraga davanti all’ingiustizia, che detta in questo modo sembra una cosa banale. Davanti alle ingiustizie sembriamo quasi impassibili. Non si scende più in piazza, nessuno riesce a prendere più una posizione. Il naufragio di cui stavo parlando nella canzone si riferisce al cambiamento; una componente fondamentale per l’essere umano. Il cambiamento è lo stimolo per costruire qualcosa di nuovo e mettere in discussione i propri canoni e le proprie regole ti rende libero e costruttore di qualcosa diverso.  

Poco fa ho citato la frase di un tuo brano, ma se chiedessi a te di scegliere una frase da dire, quale sceglieresti?

Ti direi un proverbio messicano che mi è piaciuto particolarmente: “Ci hanno seppellito, ma non sapevano che eravamo semi”.  Una frase che mi ha sempre fatto pensare che dalle ingiustizie possano nascere sempre delle vittorie importanti. 

Hai cantato della meraviglia delle piccole cose, della bellezza dell’essere normale, ma in ”Due personaggi” la vita normale è vista come un dramma: come si conciliano questi due punti di vista?

Secondo me questi due punti di vista non si concilieranno mai. L’essere umano è per natura incontentabile. Le aspirazioni personali è molto difficile che coincidano con la vita vissuta ogni giorno. Trovare un essere umano che non voglia qualcosa in più da ciò che ha è molto raro. Vogliamo sempre superare la vita normale, come se non ci bastasse mai.  


Che cosa dobbiamo aspettarci da questo tour?
Questo tour è quasi una riunione di famiglia, sul palco ci sono persone con cui in questi anni ho prodotto e suonato i miei lavori.  Un live molto, molto emozionale.  


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