Cry Havoc: La lunga danza d’amore di Stephan Wolfert

/ Gennaio 18, 2019/ Redazione News

Un sublime spettacolo autobiografico sulle atrocità della guerra e la bellezza della vita. 

di DANILO RUSSO

TEATRO AUDITORIUM UNICAL. Immaginate un racconto che descrive le atrocità della guerra inframezzate dai versi poetici di William Shakespeare. Immaginate un 52 enne, reduce di guerra, che un giorno decide di salvarsi la vita abbracciando il teatro e scrivendo un monologo in cui salta, balla, soffre, gioisce: vive. Immaginatelo perché anche dopo averlo osservato con i vostri occhi farete fatica a crederlo.
Ho visto un corpo muoversi su un palcoscenico spoglio e pieno di vita; un uomo ridere e piangere per raggiungere il sublime. Lo spettacolo di Stephan Wolfert è una lunga e dolorosa danza d’amore, una denuncia sull’orrore della guerra e il difficile reintegro dei veterani nella società civile.

È la storia autobiografica, dall’adolescenza alla vita militare, dell’autore e interprete che, dopo essersi congedato dall’esercito, sale a bordo di un treno che lo trasporta in giro per gli Stati Uniti.

In questo viaggio l’incontro con i testi di William Shakespeare e con il teatro. Stephan tira fuori i demoni del passato in un testo capace di includere alcuni dei più famosi discorsi di personaggi shakespeariani (anch’essi reduci di guerra): Enrico V, Coriolano, Tito Andronico, Marco Antonio.
Il teatro in Cry Havoc diventa un cielo di vita e di morte con drammatici nuvoloni carichi di pioggia e spiazzanti momenti ironici come certi angoli di sereno.

L’idea di mettere in piedi questo spettacolo nasce dall’impatto che il “Riccardo III” di Shakespeare ha avuto sull’autore, uno spettacolo che testimonia come il teatro possa incrociare il percorso di un uomo e cambiarne completamente il destino.

Dopo 6 anni tra le file delle truppe americane e 2 anni di paralisi e disordini causati da stress post-traumatico, Stephan Wolfert entra per caso in un teatro e si innamora perdutamente scoprendo come i versi dei personaggi di Shakespeare gli appartengano risultando affini con la sua storia personale.

Il teatro diventa una terapia, un modo per esorcizzare i propri demoni per descrivere quegli uomini programmati per uccidere e non riprogrammati per vivere.
In ogni scena il dolore fa capolino tanto quanto la bellezza, la paura tanto quanto l’ironia e Wolfert ci spiega come i versi poetici siano contemporaneamente uguali al ritmo di un uomo intento a sparare un colpo di fucile e identici al battito del nostro cuore.

Foto di Pietro Scarcello

Lo spettacolo in esclusiva regionale per il Teatro dell’Università della Calabria, rientra nella rassegna Riflessi 2019. L’appuntamento adesso è per il 19 gennaio con lo spettacolo “Confessioni di un Masochista” per la regia di Ciccio Aiello.

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