111, cortocircuiti emotivi e distopie moderne

/ Gennaio 16, 2019/ Redazione News

Sold-out per lo spettacolo della compagnia Brandi-Orrico andato in scena al Teatro Auditorium Unical

Di Danilo Russo

Una tragedia nera, come Il buio pesto che inizialmente avvolge tutti: attori e spettatori. Come se la linea designata a separare finzione e reale fosse sempre più sottile fino a diventare invisibile. 111 è il racconto, scritto da Tomasz Man, di una società che non ce l’ha fatta, forgiata da traumi e nevrosi che generano conflitti insanabili e, a volte, letali.

Emilia Brandi ed Ernesto Orrico interpretano con “furore morigerato” due ottusi genitori sensibilmente anaffettivi e incapaci di comprendere i figli e forse anche loro stessi. Al centro della scena, seduta su un tavolo circondata dalle sue piccole cose, Ada Roncone interpreta una figlia che tenta di mediare il difficile rapporto tra i genitori e il fratello, interpretato da Marco Aiello, un ragazzo rinchiuso nel suo mondo: una stretta e miserevole tinozza. Una tigre in gabbia, vessato da genitori amorevolmente violenti, che tenta di trovare un suo equilibrio che sembra avere la consistenza di una bolla di sapone.

Al centro della rappresentazione, un nucleo famigliare: emblema di un presente che non sai se definire distopico o cronaca dei nostri giorni. Quattro personaggi (padre, madre e due figli),  plasticamente immobili nei loro guasti e tristemente inermi rispetto ai fatti che si susseguono disegnando una parabola discendente verso l’inferno.

Già da subito il finale non si prospetta roseo: sembra di osservare una vecchia casa che poggia su pilastri marci, non ti aspetti nient’altro se non vederla crollare da un momento all’altro. Ci sono ragioni profonde per cui allegoricamente 111, come il prezzo dell’arma da fuoco acquistata dal giovane ragazzo, possa rappresentare il cortocircuito di valori e l’assenza di empatia di un tempo in cui è più facile sopprimere il problema che cercare di comprenderne le reali logiche: base di partenza per una risoluzione vera e non di facciata.
La metrica della rappresentazione è continua, incessante, come il flusso di un fiume in piena che sembra rompere gli argini per inondare di fallimento e dolore i corpi dei protagonisti.

Le luci, curate da Paolo Carbone, disegnano allo strenuo i disturbi esistenziali dei personaggi che sembra quasi recitino nel ventre di una balena: la stessa che inghiotti pinocchio e che, a differenza della storia collodiana, non lascia scampo ai protagonisti.
111 è il primo dei 3 appuntamenti della rassegna “Riflessi” presente nel calendario di “Meridiano sud”, il progetto del Teatro Auditorium Unical, finanziato dalla Regione Calabria e curato da Fabio Vincenzi.
Un’iniziativa storicizzata che nel triennio in programma – oltre a portare spettacoli “dalla tradizione al contemporaneo” come recita il claim del progetto –  investe sul territorio valorizzando le produzioni regionali ed accogliendo anche prime nazionali ed internazionali.

Stasera l’appuntamento, a partire dalle 20:30, è con: “Cry Havoc”
di e con lo straordinario Stephan Wolfert; che porterà in scena frammenti delle opere di William Shakespeare affrontando con ironia, le paure ed i drammi dell’esistenza umana.
Il 19 gennaio sarà il turno di “Confessioni di un Masochista”, spettacolo sviluppato, insieme a 111, proprio all’interno della residenza artistica dei teatri dell’Unical e, successivamente, rappresentato in anteprima nel 2018 al “Festival Primavera dei Teatri”. 


Titolo: 111 
Scritto da:  Tomasz Man; Regia Emilia Brandi; Interpreti: Marco Aiello, Emilia Brandi, Ernesto Orrico, Ada Roncone; Musiche originali: Massimo Palermo; Costumi: Rita Zangari; Disegno luci: Paolo Carbone; Tecnico luci: Alessandro Palmieri; Tecnico audio: Antonio Giocondo; Assistente alla regia: Diletta Vittoria Ceravolo; Organizzazione: Alessandra Fucilla; Promozione: Maria Teresa Fabbri; Traduzione Francesco Annichiarico; Produzione: Zahir, Primavera dei Teatri in collaborazione con PAV, Comune di Rende, Sistema Teatri UniCal, Ass. Entropia – DAM, Ladri di Luce.
Progetto Europe Connection
in collaborazione con: Fabulamundi. Playwriting Europe
Compagnia Brandi – Orrico / Zahir

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