SPAZIO INDI(E)PENDENTE: Io sono fatto di neve

/ Feb 7, 2018/ SPAZIO INDI(E)PENDENTE

Dovevo tornare.

Dovevo tornare a scrivere.

Dovevo tornare a scrivere di musica e di me.

Dopo quasi 7 mesi di digiuno la fame era tanta. Era piena estate e le radio erano intasate da Riccione dei Thegiornalisti. Capite bene che gli stimoli crollarono inesorabilmente. L’autunno ha portato con sé delle belle novità dal punto di vista musicale e l’inverno non ha deluso le aspettative.

Voi quale stagione preferite?

Io non amo l’estate. Non amo la primavera.  Fosse per me vivrei sei mesi l’anno. Quelli dove il sole picchia meno e l’aria è fresca.  Sarà che la musica rispecchia spesso preferenze e stati d’animo delle persone. Sarà che l’inverno che volge a termine è stato così ricco di uscite che il materiale per le prossime settimane non mancherà di certo. Doveva essere un inverno ricco di neve, almeno così pronosticavano i meteorologi in autunno. Doveva, perché oltre quattro fiocchi in dicembre nulla di bianco è caduto a terra. Allora FIDATEVI. Fidatevi di me, IO SONO FATTO DI NEVE. I Ministri lo sanno. Quelli buoni, che incendiano i palchi d’Italia, non quelli che cercano di essere eletti in qualche collegio sparso per lo stivale italico alle prossime elezioni.

                                                     Signore e signori,

Analisti e dottori

Abbiamo nuovi pensieri

Abbiamo nuovi dolori.

Magari i dolori sono nuovi nel senso che si sono rinnovati nel nuovo anno, persistono nel tempo con una fermezza disarmante. Tarli che fanno rumore, assordanti, pronti a metterti in ginocchio, con le mani pronte a cercare di minimizzare il loro lavoro, il loro sporco lavoro. Eppure fatichiamo senza la loro presenza. Come se fossero necessario, come se fossero un accessorio di cui non possiamo fare più a meno. La forza distruttiva dell’abitudine, l’incapacità di renderci conto che essi scavano e logorano quella cosa che, forse impropriamente, chiamiamo mente.

Come se fossimo girasoli bruciati che attendiamo il nostro sole e ruotiamo in base alla sua andatura. Troppa è la nostra dipendenza, al punto tale da incenerire qualcosa di bello. Rimane lo stelo, qualche foglia, a ricordare quello che è stato. A ricordare una forma di vita, ricca di linfa. Quel sole ha ormai prosciugato tutto.

Allora forse ti accorgi che è meglio essere neve, che è meglio essere cauti, morbidi e discreti. Forse troppo discreti.

Sono fatto di neve

                                                                      e tu che mi vuoi scaldare, tu vuoi farmi morire…

Quando ti accorgi di essere neve, quella che si accumula ai bordi delle strade delle grandi città. Quella neve che assorbe tutto il marcio e cambia colore ma prova a resistere. Ma il sole fa capolino, ti scioglie via. Passi dall’esser solido, o quantomeno consistente, ad esser liquido, per poi evaporare via, lasciando solo l’alone sull’asfalto per qualche minuto. Giusto il tempo di far capire forse al Sole che la colpa è sua. E allora torni su, accanto a quel Sole, cerchi di nasconderlo quando assumi la forma di una nuvola. Piccole rivincite, piccole vendette da servire fredde, come le gocce che di nuovo scendono giù, magari in qualche oceano, lontano da tutto e da tutti. Perché in fondo, dopo tutto quello che ha combinato quel Sole chissà…

 Cosa avremo da dirci laggiù alla fine del mare…

Francesco Staino

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