SPAZIO INDI(E)PENDENTE: Saluti nipponici nei lidi emiliani

/ luglio 1, 2017/ SPAZIO INDI(E)PENDENTE

di Francesco Staino 

Una sessione realizzata per metà. I viaggi in autobus con temperature simili al Sahara. Le cuffie come unico riparo alle ascelle pezzate, agli olezzi vari, alla vista dei piedi che odio e che sono ovunque. Cuffia destra inserita, cuffia sinistra segue dopo qualche secondo.

Prima di aprire Spotify faccio un giro sul tubo: Thegiornalisti consigliano un video per me.

Troppo pochi mega per vedere subito il video, dovrò attendere.

Clicco sull’app di Spotify. Caspita anche Gazzelle ha qualcosa di nuovo per me.

Sono gasato. Si spera che per almeno sette minuti e mezzo il tanfo e quelle orribili visioni non occupino lo spazio della mia memoria breve, in favore di questi due brani.

Sayonara è l’ultima fatica di Gazzelle. Non mi ha mai deluso, perché dovrebbe farlo all’ inizio dell’estate? Se la memoria non mi inganna questo termine dovrebbe essere un addio in lingua giapponese.

Ascolto il primo e sorrido. Cerco il secondo pezzo, Riccione dei Thegiornalisti, un inno all’ estate.

Chi pensa all’estate spesso abbina questa stagione agli inizi, agli incontri che fai in spiaggia tra la salsedine e un Mojito, quelli che ti portano a palparle il culo sotto l’ombrellone, lontano dagli occhi dei bambini e dei nonni.

Sayonara a Riccione potrebbe essere il titolo di uno quei film estivi anni ’80. Non esiste un videoclip del primo ma alla sera, una volta rientrato a casa, ho potuto guardare quello di Tommaso Paradiso.

Rimpiango ancora i Thegiornalisti del primo album. Ormai è tutto ridotto ad un culo, ad una bicicletta rossa Atala che, imperterrita, compare e viene citata sempre più spesso ed un’aquila reale che faccio fatica a collocare sulla riviera romagnola.

Sarà il brano dell’estate.

Un Tommaso Paradiso che sta vestendo sempre più i panni di Jerry Calà. Musicale, ruffiano, attira e lascia che il corpo ondeggi. La vedo bene nei lidi, al tramonto, con qualche Negroni sbagliato in circolo e i freni inibitori molto allentati. Così, giusto per richiamare l’onda di Promiscuità.

Il testo è confuso, così come il tentativo di fare a schiaffi con le onde e il vento.

Gli schiaffi sono al centro della canzone, i culi al centro del videoclip, e noi maschietti apprezziamo.

Ho affidato le mie speranze a Sayonara. Non sono partito prevenuto come con i Thegiornalisti. Gazzelle è coerente, ad oggi.

Quelle che emerge dall’ascolto di entrambi i brani è la mancanza, la sensazione che passare una notte insieme a colei/colui che può essere cura e malattia possa lacerarci al punto di non essere uguali al giorno prima. Frantumarsi di piacere, questa è l’immagine che questa strofa mi lascia:

ho passato una notte fantastica

hai distrutto il mio cuore di plastica

e adesso che restano i pezzi e basta

non so cosa farci, riprendili te…

 

Certo, tra schiaffi al vento e pezzi di cuore di plastica non ho dubbio alcuno su cosa andrò a selezionare per inserire nella playlist, anche perché Riccione sarà praticamente ovunque quindi non necessito di ulteriori ascolti.

Sayonara è rifiuto a star bene nel malessere. Come quando leggi sul pacchetto di sigarette “Il fumo uccide”. È una dipendenza, non badiamo al domani ma prestiamo attenzione al presente, al godimento fugace, per ritrovarci in pessime condizioni poi.

Forse perché mi son sempre piaciuti gli addii.

Ecco perché, in modi diversi, mi hanno attratto questi brani.

Ho cercato di rifugiarmi nella progettualità per finire a godere di attimi.

Allora mi fermo ancora un momento, allora Sayonara

 

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