SPAZIO INDI(E)PENDENTE: “VEDERE” LA MUSICA

SPAZIO INDI(E)PENDENTE: “VEDERE” LA MUSICA

di Francesco Staino

Sono loro i protagonisti delle vite di tutti. Senza di essi saremmo persi.

Avete mai immaginato una vita senza la sensazione di avere addosso gli occhi di qualcuno?

Avete mai immaginato una vita senza la possibilità di spogliare con gli occhi il vostro desiderio più recondito?

Io no! E non mi vergogno affatto. La mia vita è fatta per l’80% di occhi.

Quelli in cui generalmente mi perdo e faccio una fatica immane a tirarmene fuori.

Marroni come sabbie mobili che ti trattengono, blu come gli abissi che non mi permettono di risalire a respirare, neri come le tenebre di cui non puoi fare altro che farti avvolgerti: sono occhi e non possiamo difenderci da essi.

E se gli occhi incontrassero la musica?

Sono tre i brani che parlano di occhi e che porto con me:

  1. Occhi da orientale di Daniele Silvestri
  2. Occhi bassi dei Tre Allegri Ragazzi Morti
  3. Il mercante di occhi de La Municipàl

Vi siete mai chiesti se a volte siamo noi a sbagliare il modo di guardare?

guardarti anch’io nel modo giusto

nei tuoi occhi disarmanti…

Forse sarà colpa loro se non è mai il modo giusto, il nostro. Forse abbiamo solo sbagliato il paio d’occhi dal quale diventare dipendente. Quegli occhi che quando non hai sotto tiro cerchi in foto, forse solo perché è solo in questo momento che riesci a fissarli senza abbassare lo sguardo. Non è paura, anzi. Se potessi, in quelle circostanze, metterei i miei occhiali da sole per sentirmi più sicuro. Sicuro di non sbagliare, sicuro di non parlare anche stando zitto. Gli occhi parlano e i miei, come i vostri, urlano quando sono dinanzi a quelli che vorreste poggiati addosso, a fior di pelle, come il paio di jeans dai quali non vi separereste mai.

E se invece fossimo noi la metà forte? Questo vorrebbe dire andare ad intercettare quegli occhi che non galleggiano, che non stanno a pelo d’aria ma che conoscono soltanto scarpe e cicche di sigarette lasciate a terra.

Occhi bassi, pelle di neve,
dentro ai piedi che tesoro hai?
Occhi bassi, dritto in faccia non mi guardi mai.
Dice che ha le gambe corte,
non ha preso da sua madre…

Ma è anche vero che qualora fossimo capaci di far sollevare lo sguardo a costoro, inevitabilmente sarebbe la vittoria più grande. Vincere la diffidenza di chi è timoroso può rivelarsi la vittoria più bella. Come quando in bici sei in fuga sulle Dolomiti e il gruppo degli inseguitori dista qualche minuto. La tappa è tua, la gloria è tua.

(Che poi non è vero che ha le gambe storte. Si tratta solo di quei complessi che tutti ci creiamo per dire al mondo “Non sono perfetto!”)

E magari passano mesi e tu sei lì, sempre lì, a rincorrere come un centometrista quegli occhi mentre dentro muori un po’. Lo sconforto pare avere la meglio sulla speranza e inizi a fartene una ragione.

Comprare altri occhi colorati ed innocenti,

dare indietro quelli vecchi consumati dai rimpianti,

guardarsi in faccia e nemmeno riconoscersi,

poi ritrovarsi sconosciuti e innamorarsi…

Come in un sogno, affidarsi alla fantasia e immaginare un colpo di penna cancella-memoria di Man in Black e ritrovarsi addosso quegli occhi tanto desiderati.

O forse più semplicemente come qualcuno urla ancora tra l’Emilia, la Luna, Ferrara e piazza Savonarola

                               e sempre come un amuleto tengo i tuoi occhi nella tasca interna del giubbotto.

 

 

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