Recensione film: The Circle (of social)

/ maggio 28, 2017/ UNICINEMA

di Emanuele Pinto

 

The Circle è un film del 2017 scritto e diretto da James Ponsoldt, tratto dal romanzo omonimo di Dave Eggers, uscito nel 2013. La pellicola vede protagonista una brillante Mae Holland, interpretata da Emma Watson, e meno protagonista (rispetto alle aspettative)Tom Hanks nei panni del visionario Eamon Bailey. La prima uscita nelle sale è avvenuta il 27 aprile con un successo discreto e una critica più o meno soddisfatta.

Stupenda l’idea – finalmente realizzata – di trattare con più centralità la scottante tematica dei social e del nuovo modo di “socializzare” che, per alcuni, sta dilaniando la nostra società nelle più salde basi morali, mentre, per altri, apre la strada ad una rete mondiale di comunicazioni e informazioni significativamente utile soprattutto per chi, nel comunicare, ha meno possibilità.

E sono proprio questi i temi che hanno ispirato gli autori di questa produzione. Complessi, ardenti. delicatissimi, che creano difficoltà nel semplice parlarne, così come si può evincere dalla visione dello stesso film. Considerando anche le patologie che alcuni social network, come Facebook, hanno creato negli ultimi anni. E’ giusto “essere completamente trasparenti” come più volte la protagonista afferma? Condividere, cioè, ogni attimo del nostro quotidiano e delle nostre vite? Giusto essere costantemente in contatto col resto degli individui del nostro pianeta, soprattutto con quelli che non conosciamo?

E’ vero che molti studiosi affermano che siamo comunque in contatto tra di noi, sempre, dal punto di vista fisico, ma lo è in tal modo, digitalmente, e, quasi, direi, ossessivamente? Sicuramente una maggior forma di comunicazione è utile nel dover asserire a compiti di sicurezza dei singoli e dei vari habitat. Se comunicare ed essere trasparenti, ad esempio(esempi cari allo stesso film), vuol significare evitare uno stupro, un attentato terroristico, catturare un criminale, o prevenire un disastro ambientale, allora sicuramente i consensi sarebbero numerosi. Ma cosa accade quando il mondo della comunicazioni distrugge la privacy – molte volte per nostro volere, il che è pauroso – disintegrando le personalità reali degli individui e racchiudendole, nonché limitandole, in un profilo, che permette di valutarne gli aspetti parzialmente, soltanto grazie ai cosiddetti post?

La pellicola mostra molto bene la situazione, finemente alle volte. Un talento, quello di Tom Hanks, che poteva, però, essere impiegato un po’ in più in una tematica così, nella quale la collaborazione piena di un premio Oscar sarebbe stata un tocco di classe e professionalità insostituibile.

La trama può essere sintetizzata in due alti e due bassi: un inizio che lascia dubbiosi, coronato dalla semplicità di immagine della Watson. Ottimo. Poi il brusco modo in cui viene svelato il tema. Personaggi un po’ psicotici per via dei social e la critica ignea e pesante del migliore amico di Mae, Mercer (Ellar Coltrane), nei confronti dello stesso “mondo social”, del quale sarà vittima. Davvero intrigante lo svilupparsi della vicenda. Una Mae sempre più parte di questo dilemma, indispensabile allo sviluppo dello stesso. Ed ecco crearsi una lieve tensione quasi da thriller. E poi il finale. Più che deludente direi incompleto. La sensazione è di mancanza di almeno altri trenta minuti di film che facciano esplodere la minaccia accesasi tra Mae e il suo capo Eamon. Un finale che possa concretizzarsi con lo stesso stile thriller accennato o con una immagine esistenzialista che chiuda solennemente le danze e ispiri i social-men, magari, ad un uso più misurato e consono di questi potenti strumenti, affinché possano diventare, un giorno, davvero social.

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