SPAZIO INDI(E)PENDENTE: Quando sono con te vedo Gli occhi della Luna.

SPAZIO INDI(E)PENDENTE: Quando sono con te vedo Gli occhi della Luna.

di Francesco Staino

Tutto potrebbe essere sintetizzato con una frase: Quando sono con te vedo Gli occhi della Luna.

La combo perfetta degli Ex Otago ti arriva dritta in faccia, come quando da piccino giocavi a Tekken alla Playstation e il tuo Law si beccava i colpi della spada diabolica di Yoshimitsu. Ballabili entrambe certo ma tagliano, tanto. Orecchiabili sicuramente ma quando volgi il capo alla tua destra, alla tua spalla destra per cercare qualcuno e ti rendi conto di ascoltare tutto ciò da solo, tagliano eh. Inutile nascondersi. La primavera non porta nell’ aria solo polline.  Avverti sensazioni differenti mentre il Maggio ormai arriva alla sua metà. Come se vedessi nell’ aria qualcosa di diverso, che quasi non ti appartiene più ma che gli altri non esitano a raccogliere. E corre e corre e corre sotto i vestiti e urla e salta lascia che si avveri verrebbe da dire. Non posso e non puoi non essere d’accordo con gli Ex Otago.

Osservi l’ologramma di colei/colui che vorresti al tuo fianco, proprio lì, ai piedi del letto. Inizi a sentire il frastuono dentro di te, prima di accorgerti che si tratta di un silenzio assordante. E’ vero, non ha un nome ma non sento carezze e ad invadermi sono i pensieri, i ricordi e le speranze.

Sarà che Levante rende meno amara la pillola. La sua voce mi invade mentre le parole di Maurizo Carucci affondano il colpo come le lame celate di Ezio Auditore in Assassin’s Creed.

Si nota dalla scrittura che ho fatto qualche capatina alla console che non toccavo da mesi ma rimane pur sempre un ottimo modo per distanziarsi dalla realtà, oltre alla musica, mi pare ovvio. Perché mentre il/la protagonista immaginato/a cammina insieme a lei/lui con un panino e qualcosa da bere, vedendo finire i capelli di lei/lui sul volto, io guardo me, seduto a terra davanti alla tele, con il joystick in mano, la bottiglia d’acqua accanto a me, delle fragole per limitare la fame e i capelli, ma i miei, che finiscono sul volto, il mio.

La temperatura è calda, il pavimento tiene freschi ma decido di uscire in balcone a fumare e, come praticamente sempre accade, alzo la testa e la ritrovo lì, ferma e sorridente mentre mi fissa. I suoi occhi sono grandi e profondi, come lo sono quelli della persona che ognuno di voi desidera al suo fianco. Inevitabile ricorrere alla musica mentre le dita rollano la sigaretta nella penombra.

Metto su le cuffie, non voglio disturbare nessuno ma solo stare con me stesso.

Osservo e ascolto Gli occhi della Luna.

La capacità di stupirsi di cose per certi versi scontate che sono citate nel brano pare essersi cucita su di me. Anche io sono quel tipo di persona che si stupisce ancora guardando la Luna e le stelle ed è successo ancora, in queste notti dove Lei è stata così piena, così viva e così maledettamente erotica. Quelle boccate profonde che ti fanno credere a stento nella capacità dei tuoi polmoni di poter contenere tutto quel maledetto vizio che ti porti dietro da anni. Quelle coltellate che ti rifili da solo guardandola e non vedendola, la Luna intendo ma in automatico sorge il parallelismo con la lei o il lui che noi vorremmo.

Non voglio vederla ma la guardo sperando di vederla negli occhi della Luna.

Come urlerebbe ai cieli della sua Emilia qualcuno, oserei dire che Sono un insieme di violenze e di speranze, sono un rumore di scontri e di feste, di scontri e di feste.

 Lasciatevi invadere dalla musica, lasciatevi trasportare dalle vostre emozioni perché accadono in giro molte cose che tu lo voglia oppure no, l’amore nasce in autonomia.

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