Recensione del film “THE GREAT WALL” di Zhang Yimou

Recensione del film “THE GREAT WALL” di Zhang Yimou

di Emanuele Pinto

Muraglia Cinese

Il film è arrivato nelle sale italiane il 23 febbraio di quest’anno. È il secondo in lingua inglese diretto da Zhang Yimou dopo I fiori della guerra, che vede protagonista Christian Bale, omaggiato ampiamente dalla critica. Costato 150 milioni di dollari, la pellicola lascia, di primo acchito (e non solo), leggermente confusi. La vera protagonista è questa oscura Grande Muraglia Cinese, eretta a partire circa dal 215 a.C. per volere dell’imperatore Qin Shi Huang. La trama fantastica regge, ma infine tutta la storia spiana la strada ad innumerevoli quesiti: perché questi mostri? È un modo allegorico per rappresentare i “barbari” provenienti dal nord che volevano invadere il territorio cinese? Sembrano, tra l’altro, inviati come una sorte di punizione divina. Una punizione, forse, per aver sacrificato centinaia, se non migliaia di uomini nella costruzione di questo imponente monumento? E poi, il tema della guerra, con un comparativismo necessario tra oriente e occidente. Tutto dovuto alla concezione bellica del protagonista William Garin, interpretato sobriamente da Matt Damon, che non può certo vantare una delle sue prestazioni migliori. Fatto dovuto forse allo stesso sviluppo della vicenda – un po’ ambiguo – più che all’impegno dello stesso Damon. Anche perché l’attore di Will Hunting: genio ribelle e di The Martian (per citare due delle sue migliori apparizioni) ci ha abituati a prestazioni mirabili.

Matt Damon in una scena tratta dal film

Questi è, nel film, un mercenario che <<combatte per vivere>> e per null’altro. La guerra per lui è solo una fonte di guadagno. E col suo modo di fare quasi scandalizza il comandante Lin Mae, – interpretato da una incantevole Jing Tian – il quale concepisce, soltanto, un combattere per l’onore e per la fratellanza che lo lega al suo popolo. Qui quasi fuoriesce una solita critica nei confronti degli occidentali, legati al materialismo, in molti ambiti, più che alle virtù matrici delle azioni degli orientali. Ma aperti, e forse bramosi, nell’acquisire le concezioni di quest’ultimi, come dimostra il protagonista. Critica che vale sempre, comunque, la pena di riproporre. Garin non ha l’aria di un mercenario consumato da anni di battaglie. Parte del mondo bellico da quando era ancora un innocente infante, sembra essere troppo vittima dei sentimenti già dal primo minuto della pellicola. Non vi è, insomma, un mutamento lineare dovuto agli eventi. Ma tale è più un suo modo di essere che, francamente, non ha nulla a che vedere con la figura del mercenario medievale. Quindi, il film relativamente vale, ma resta ambiguo. Le scene sono spettacolari ed esagerate, ma il peso del contesto poteva far fuoriuscire maggiori significati di fondo. Il tutto è quasi invalutabile. Vi sono i mostri ma non vi è quella tensione tipica di un Monster Movie. Vi è un abbozzo di mito, ma nessun elemento che lo sviluppi o che, vagamente, ne faccia capire il senso. Insomma, storia carina, scene impeccabili dal punto di vista della grafica (e solo), ma nulla di più. Deludente, soprattutto se si pensa che si è accostato un titolo così solenne ad un film: The Great Wall. Un titolo che sa di mito, di storia, di battaglie cruente, di nascoste vicende amorose, o sinistre. Sa quasi di film da Oscar. Oscar che di certo gli artefici di questa produzione non riceveranno, e neanche, forse, assaporeranno con una candidatura.

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