TERMOSTATI TROPPO ALTI? NON È SOLO L’AMBIENTE CHE NE RISENTE.

/ Apr 24, 2017/ Unical

di Emanuele Pinto

 

 

È un’ordinanza che sta prendendo piede in molti comuni della nostra penisola quella che impone una temperatura interna agli edifici – in particolare quelli pubblici – che non deve superare i 18°C, alle volte con una tolleranza, come nel caso del comune di Rovigo, di 2°C, ma nulla di più. Ciò comunque non è sufficiente nel convincere i cittadini italiani della gravità della situazione. E se si entra in un ufficio pubblico – dall’ Agenzia delle Entrate ai palazzi di giustizia, fino ad arrivare agli uffici dell’amministrazione regionale – se ne può avere la prova, con temperature che superano, di certo, i 18°/20°C, ma che noi italiani, amanti dell’esagerazione, riusciamo a far arrivare addirittura a 35°C. Soglie ingiustificate anche in zone dove la neve cade incessantemente.

Periodicamente gli agguerriti giornalisti di Striscia La Notizia, armati di termometri manuali, si sono recati nei nostri uffici pubblici rilevando temperature da sanzione. Quale sanzione? Quella che la Comunità Europea probabilmente ci farà per aver violato le norme di prevenzione sull’ ambiente stabilite nel Consiglio di Parigi del 1972.

Anche la nostra cara Università della Calabria, gremita di illustri studiosi provenienti dai più svariati rami di specializzazione (ingegneria meccanica, ingegneria chimica, scienze farmaceutiche, della nutrizione e della salute, etc…), entrata da poco nella Top 100 delle giovani università del mondo, sta contribuendo “all’ inquinamento da termostato indiavolato”. Con una temperatura esterna in Aprile che alle volte sfiora i 25°C, i riscaldamenti delle nostre aule, ancora inspiegabilmente accesi, costringono gli studenti, nonché gli stessi docenti, a lavorare in luoghi da sauna, malsani per l’ambiente, ma anche per i singoli. Le temperature mediamente alte lasciano campo libero a batteri di ogni genere che, in luoghi affollati e chiusi, trovano terreno fertile per una maggiore prolificazione e, quindi, per una maggiore trasmissione di patologie. Qualcuno ha protestato, e a questo qualcuno è stato risposto che il controllo dei termostati ha un’unica centralina “automatica”. Sia pure. Ma le tasse che gli studenti pagano puntualmente ogni anno servono anche a questo: a finanziare lavori, o modifiche, che possano risolvere questi tipi di problematiche disagiose e fuori norma.

Insomma, fieri tutti di questa nostra università. Fieri dei progressi repentini che in pochi anni l’ateneo ha ottenuto nella ricerca e nella didattica. Fieri di vivere un’università sempre attiva in eventi di ogni tipologia, spesso internazionali, che accolgono menti eccelse da ogni angolo del globo. Ma le piccole cose contano. Le piccole cose determinano sovente la serietà di un uomo, così come la serietà di un istituto e di un intero Paese. In quanto stimata sede scientifica, l’Unical non può ignorare questa importante problematica nazionale che riguarda l’ambiente (argomento molto caldo negli ultimi anni) e, per la quale, inoltre, l’Italia è stata inserita nella “maglia nera” dell’Europa nell’ ultima mappa dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla qualità dell’aria. Zone verdi (zone con un’aria respirabile quasi o totalmente pura) in Italia? Assenti. Al contrario spiccano le zone rosse, dove la quantità di materiale inquinante aereo non solo supera i limiti consentiti, ma è pericolosamente dannosa per la salute. Un vero peccato ricevere queste notizie riguardanti il nostro Paese che ospita straordinari parchi e panorami naturali mozzafiato. Che si è aggiudicato il primo posto nella classifica stilata dal Bloomberg Global Health Index come Paese più sano del mondo. Primi sulle popolazioni di 163 nazioni, con un punteggio di 93,11 su 100, gli italiani sarebbero il popolo più in salute a livello mondiale. Stima che sicuramente non dipende dall’ aria che respiriamo, o dalla coscienza e serietà che abbiamo in merito di norme ambientali.

Ph Danilo Russo

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