“Anima Persa Anima Ritrovata”. Presentazione del libro di Anna Bruno

“Anima Persa Anima Ritrovata”. Presentazione del libro di Anna Bruno

di Lorena Passafaro

E’ stato presentato Martedì 11 Aprile, presso l’ Otra Vez Fair Cafè – Bistrot Acquario a Cosenza, il libro “Anima Persa Anima Ritrovata”. Periegesi all’ interno dei giardini vaticani” della scrittrice e sceneggiatrice rossanese Anna Bruno. Relatrice dell’incontro è stata la stessa autrice, ha fatto da moderatore il Dott. Andrea Bevacqua, mentre Fabio Napoletani ha curato le letture del testo. Ad aprire l’incontro è una domanda della scrittrice:” Che cos’è un giardino?” Le risposte dei presenti sono le più varie e la domanda suscita  diversi spunti d’interesse. Innanzitutto l’autrice spiega com’è giunta a scrivere questo libro: <<per passione>> ci dice, poi per caso è entrata nei giardini vaticani e, sempre per caso, ne è diventata una delle guide. Il libro, inoltre, dopo essere stato accantonato in un primo tempo è stato poi ripreso dall’ autrice per essere dato alle stampe, presso l’Editore Palombi. Il testo si propone come un saggio e racconto di un percorso viatico e trifasico, di un giorno immaginario, in un giardino eclettico. Tra un giardino e l’altro le soglie sono passaggi definitivi per nuovi ambiti del proprio sé, e l’anima dell’autrice, quanto del suo lettore, di volta in volta accumula e assimila. A mano a mano che risale il giardino, essa scende fino al punto più profondo del proprio sé e parallelamente il giardino si riveste delle sue essenze, ecletticamente così come lo avevano progettato i suoi ultimi ideatori: Pio XI, il papa dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) e il suo architetto Giuseppe Momo. Ma in chiave contemporanea rivisitati dall’ autrice, guida vaticana dal 2006 e da Luciano Cecchetti fino al 2014 responsabile e giardiniere lui stesso dei Giardini Vaticani e delle ville Pontificie. Il percorso trifasico, di dantesca memoria, approfitta di un giardino eclettico nel quale troviamo il boschetto all’inglese, di gusto settecentesco (periodo in cui imperava il paesaggismo) che, per l’autrice e il suo lettore, è simbolo della perdita dell’anima. Ed è proprio nel boschetto che gli incontri con le figure mariane cominciano e si manifestano al visitatore-pellegrino come tappe necessarie al passaggio dal materiale allo spirituale, quasi come un percorso ascensionale di purificazione. La seconda soglia è la soglia della salvezza, la ripresa dopo la perdita e, consente all’autrice e al suo lettore, di entrare nel giardino alla francese i cui viali confluiscono fino alla copia della grotta di Lourdes, punto focale del giardino. Lasciato il giardino alla francese si entra nella terza e lunga tappa del giardino all’ italiana, dove l’autrice si intrattiene con gli stili che si susseguono e dove il giardino sembra quasi offrirsi al ricamo e alla pittura, dati dai bellissimi giochi di colori che creano le diverse varietà floreali presenti. Passaggi obbligati per il viandante che passa dalla purificazione del corpo e quella dell’anima, dalla morte alla luce. Il percorso discende fino fermarsi a piazza S. Pietro. Qui l’autrice trova il suo punto aureo, per tornare tra la folla, dopo aver congedato quanti l’avevano accompagnata. La bellezza di un giardino, così come la bellezza in tutte le sue sfaccettature, è qualcosa che esiste ovunque – spiega l’autrice – è la proiezione di noi stessi. Noi siamo abituati ad attraversare città, giardini, luoghi, ma non ci soffermiamo a contemplare la bellezza. Il giardino è frutto del lavoro e il lavoro crea da sé la bellezza. Il “giardino” (che può essere insieme luogo edenico, topos letterario, metafora  stessa dell’anima) non mente mai, è bello e si fa bello perché sente l’anima che lo attraversa.

 

 

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