Commissione Europea: «Le economie di tutti gli Stati membri destinate a crescere nel 2017 e 2018». Italia fanalino di coda.

/ febbraio 13, 2017/ UNICAL E SOCIETA'

di Matteo Olivieri

Arrivano buone notizie dalla Commissione Europea per quanto riguarda lo stato di salute delle economie degli Stati membri, attese ovunque in crescita sia nel 2017 che nel 2018. E’ quanto emerge dall’aggiornamento delle previsioni economiche invernali, diramate oggi nel corso di una conferenza stampa. Il Commissario Europeo Pierre Moscovici, che ha illustrato i principali i risultati nel corso di una conferenza stampa, si è detto fiducioso che l’economia europea – nel complesso – mostra segni di vitalità e di adattamento alle sfide globali. «Per la prima volta in quasi un decennio – si legge nella nota – le economie di tutti gli Stati membri dell’Unione Europea (UE) sono attese in crescita per tutto il periodo di previsione. Tuttavia, le previsioni sono circondate da un livello di incertezza più elevata del solito, a causa di «ancora non chiare decisioni della nuova amministrazione degli Stati Uniti in settori-chiave, come pure a causa delle numerose elezioni politiche che si terranno in Europa nel corso di quest’anno, e dei risultati degli imminenti negoziati sull’uscita del Regno Unito dall’UE».

Nonostante tali incertezze, la crescita del PIL nell’Area dell’euro è attesa in salita dell’ 1,6 per cento nel 2017 e dell’1,8 per cento nel 2018. Questo dato è leggermente in rialzo rispetto alle precedenti previsioni d’autunno, che davano la crescita per il 2017 all’1,5 per cento e per il 2018 all’1,7 per cento. Tra i motivi che spiegano la revisione al rialzo, si cita una «crescita migliore del previsto nella seconda metà del 2016 ed un inizio 2017 piuttosto robusto». Anche includendo le nazioni europee che non utilizzano l’euro come moneta comune, la crescita del PIL nella UE28 dovrebbe seguire una traiettoria simile, con valori pari all’1,8 per cento sia quest’anno che l’anno prossimo (nella precedente previsione d’autunno si stimava una crescita dell’1,6 per cento nel 2017 e dell’1,8 per cento nel 2018).

Guardando ai singoli Stati, l’Italia si conferma fanalino di coda nell’UE, visto che – a giudizio della Commissione Europea – sarà l’unico tra i 28 paesi dell’Unione Europea , che vedrà crescere il Pil a tassi inferiori alla soglia psicologica dell’1 per cento, più esattamente dello 0,9 per cento, un risultato che dipende «soprattutto della politica monetaria accomodante e dall’accelerazione attesa nella domanda mondiale». Gli altri grandi paesi, infatti, avranno una crescita percentuale molto più alta di quella italiana. In particolare, la Germania (1,6 per cento) crescerà a tassi quasi doppi rispetto all’Italia, seguita da Regno Unito (1,5 per cento) e la Francia (1,4 per cento). Risultati importanti anche per Spagna (2,3 per cento) e Grecia (2,7 per cento), che tuttavia scontano ancora pesanti ritardi strutturali dovuti ai perduranti effetti della crisi economica.

Nel complesso, «i consumi privati rimarranno il principale fattore di crescita», seguito da miglioramenti nell’occupazione e da un aumento atteso nella crescita dei salari nominali. Tuttavia, il concomitante aumento dell’inflazione limiterà in parte la crescita del potere d’acquisto delle famiglie sia nel 2017 che nel 2018, causando quindi un certo rallentamento nella dinamica crescita dei consumi privati.

Per quanto riguarda l’Italia, nel documento di legge che «l’economia italiana è destinata a crescere di circa l’1 percento sia nel 2017 e nel 2018, sostenuta da bassi tassi di interesse reali e da una robusta domanda estera, nonostante la presenza di debolezze strutturali che ostacolano una più forte ripresa». Anche l’occupazione è attesa in rialzo, «ma ad un ritmo più lento rispetto al 2015 e del 2016» in parte dovuto  all’esaurimento dell’impatto benefico degli incentivi fiscali per i neo-assunti.» Sul fronte dei conti pubblici, la Commissione Europea prevede una stabilizzazione della dinamica di crescita del deficit (atteso nel 2017 a quota +2,4 per cento del PIL, al di sotto della quota del 3 per cento prevista dal Trattato di Maastricht) e del debito pubblico in rapporto al Prodotto Interno Lordo (PIL), che nel 2016 ha raggiunto quota 133,8 per cento, e che dovrebbe salire ancora nel 2017 a quota 133,3 per cento, assestandosi al 133,2 per cento nel 2018. Tale ulteriore aumento – ben al di sopra del limite del 60 per cento previsto dal Trattato di Maastricht – è in parte dovuto alla necessità di stanziare risorse per il risanamento del settore bancario. La stabilizzazione del debito pubblico in rapporto al PIL dovrebbe comunque avvenire nonostante la moderata ripresa dell’inflazione – attesa a +1,4 per cento nel 2017 – causata soprattutto dall’aumento dei prezzi energetici e dalla «moderata pressione salariale».

L’occupazione – dicevamo – è vista in aumento in termini percentuali, passando da +0,7 nel 2017 a +0.8 nel 2018, a tassi comunque inferiori rispetto al +1,2 per cento registrato nel 2016.  Per questo motivo – conclude la Commissione Europea – «la crescita nell’occupazione netta è destinata a rallentare rispetto al periodo 2015-2016, quando aveva subito un’accelerazione attribuibile agli effetti del programma triennale di riduzione dei contributi sociali». Nel complesso, tuttavia, «l’incertezza politica e la lenta riforma del settore bancario pone rischi al ribasso per le prospettive di crescita dell’economia italiana, sebbene un impulso più forte potrebbe provenire da una ripresa della domanda estera.»

In generale, anche gli Stati membri più colpiti durante la recessione torneranno quindi a crescere di più dello scorso anno, sebbene – avverte la Commissione Europea – l’impatto derivante da un apprezzamento del dollaro statunitense o da maggiori tassi di interesse a lungo termine, potrebbe ulteriormente aumentare le differenze nei tassi di crescita.

Infine, per quanto riguarda l’economia mondiale, «le prospettive di crescita per le economie avanzate al di fuori dell’UE sono migliorate negli ultimi mesi, in gran parte dovuto all’aspettativa di nuovi stimoli fiscali negli Stati Uniti, che hanno comportato un innalzamento dei tassi di interesse a lungo termine ed un apprezzamento del dollaro». Buone anche le prospettive di crescita dei paesi emergenti, che dovrebbero rafforzarsi fino al 2018, sia pure in misura variabile a seconda dei paesi e delle aree geografiche. «Nel complesso – si legge nella nota – questa situazione potrebbe comportare una spinta benefica alle esportazioni europee dopo un 2016 fiacco.»

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