Mattarella, «L’unità dei saperi, sfida e missione educativa per l’Università della Calabria»

/ febbraio 6, 2017/ Redazione News, Ufficio Stampa Unical

di Matteo Olivieri

Non un discorso, ma un semplice messaggio di augurio. Così, il Presidente Mattarella ha deciso di intervenire alla cerimonia di inaugurazione del 45. Anno Accademico dell’Università della Calabria. E non ha mancato di esprimere parole di apprezzamento per il carattere interdisciplinare della conoscenza. Netto è stato il richiamo ad alcuni passaggi della lectio magistralis del Prof. Nicola Leone, che poco prima evidenziava la confluenza di discipline filosofiche, logiche e matematiche nel più generale tema dell’Intelligenza Artificiale. Per questo motivo, il Presidente Mattarella ha invitato tutti i presenti ad andare avanti con convinzione su questa strada, sottolineando che «l’unità dei saperi è un effetto della combinazione del complesso delle scienze.» E ha aggiunto: «Anche il compianto Beniamino Andreatta, fondatore e primo rettore dell’Università della Calabria, è stato simbolo di quel pensiero eclettico che ancora oggi contraddistingue l’ateneo calabrese, per come oggi dimostrato dall’accresciuto ruolo internazionale e dai tanti risultati raggiunti dalla sua fondazione ad oggi. Questa università – ha continuato – ha alcuni tratti caratteristici che esaltano la convivenza civile, per come anche il rappresentante della comunità internazionale, siriano originario di Aleppo, ci ha dimostrato col suo intervento.»

Anche il richiamo alle difficoltà create dalla crisi economica, che si riverberano sui bilanci degli atenei italiani, non devono far perdere di vista gli importanti risultati e i traguardi culturali già raggiunti. «Tutto il Meridione è ricco di talenti che hanno difficoltà a trovare occupazione. Per questo, noi abbiamo bisogno di “catalizzatori” – come appunto l’università e, più in generale, la cultura – da cui possano derivare una “concezione rigorosa della legalità” e “indicazioni di comportamento alle stesse istituzioni”. Il mio augurio più caloroso – ha concluso il Presidente – è rivolto alle componenti di questa università, ed esprimo il mio apprezzamento per il ruolo che svolge in questo territorio. E’ solo dal tessuto culturale di un territorio che deriva la prospettiva di crescita, ed un futuro migliore.»

Al termine della cerimonia, è stato consegnato l’annullo filatelico speciale di Poste Italiane.

Infine, abbiamo raccolto le seguenti dichiarazioni:

Valeria Fedeli, Ministro dell’Università e della ricerca: «E’ la mia prima volta all’Università della Calabria e l’impressione che ne ho tratto è pienamente positiva. Abbiamo avuto prova delle energie vitali di questo ateneo. Al grido di aiuto lanciato dai giovani calabresi, troppo spesso costretti a lasciare la propria terra, vogliamo dire che gli siamo vicini. Gli studi universitari effettuati con rigore e con profitto sono ancora la migliore chiave d’accesso per il mercato del lavoro.»

Giuseppe Passarino, delegato del Rettore al Trasferimento Tecnologico: «Si è trattata di una giornata storica per la nostra Università, di cui la visita del Capo dello Stato è il sigillo finale. I rappresentanti delle istituzioni della Repubblica sono venute oggi all’Università della Calabria per rimarcare quei caratteri distintivi che rendono il nostro ateneo per molti aspetti unico, e conosciuto sia in Italia che all’estero.»

Alberto Ventura, delegato del Rettore all’Internazionalizzazione: «Il riferimento del Presidente della Repubblica alla caratura internazionale di questo ateneo è un messaggio importante da veicolare soprattutto in tempi come questi, caratterizzati dal rischio di chiusura delle frontiere e da grande incertezza. Il ruolo che l’Università della Calabria gioca a livello internazionale è pienamente riconosciuto dalle istituzioni ad ogni livello, e la presenza del Capo dello Stato, dei tanti ministri e della deputazione calabrese in Parlamento è la riprova della stima e considerazione che circonda questo ateneo. Ma è anche un segno di speranza per tanti giovani meridionali, perché – come i loro coetanei stranieri che hanno trovato nella nostra Calabria una terra di opportunità – anche loro possano fare altrettanto. Come Università della Calabria stiamo investendo molto nei processi di internazionalizzazione, per esempio formando i futuri quadri dirigenti dei paesi del Mediterraneo, o in paesi come Viet Nam, Cina ed Egitto, che – in questo momento – rappresentano le comunità di studenti più numerose all’Università della Calabria».

Spartaco Pupo, Docente di Storia delle dottrine politiche: «L’Università italiana vive un momento molto delicato. Si assiste ad un generale livellamento delle competenze, che sono sempre più tecnicistiche e sempre meno umanistiche. Tutto ciò va a detrimento della valorizzazione del talento e del merito, cosa di cui – invece – c’è disperato bisogno, soprattutto nella nostra Calabria. Se poi aggiungiamo l’atteggiamento di favore attribuito ad una certa “cultura internazionale”, a cui spesso – purtroppo – corrisponde un vero e proprio disprezzo della propria cultura a e di tutto ciò che ha a che fare con il retaggio identitario dei nostri territori, a iniziare dalla lingua, ecco allora che emerge un paradosso culturale, in cui l’università moderna fatica a districarsi, poiché ciò che si insegna nelle università non trova corrispondenza nei territori».

Sergio Servidio, Ricercatore “di tipo B” in Fisica della Materia: «Diciamo che sono in quella piccola cerchia di “chi ce l’ha quasi fatta” . Infatti, ho ottenuto l’abilitazione scientifica nazionale a Professore Associato nel 2015, ma non è ancora chiaro quando lo diventerò davvero. La mia è una critica ad un sistema troppo difficile, dove tantissimi altri giovani non ce la fanno, emigrano o abbandonano ingiustamente. L’altra parte della critica va al più generale sistema dei finanziamenti pubblici, dove i fondi sono sempre pochi e non bastano a far partire una carriera dignitosa.»

Silvia Perri, Ricercatrice in Astrofisica: «Sentiamo sempre più parlare di necessità di fondi da destinare alla ricerca, ma la verità è un’altra. Gli ultimi bandi per giovani ricercatori, i “Firb”, risalgono al 2012. Nel 2014 furono banditi i “SIR”, bandi per finanziare giovani sul modello dei fondi di ricerca europei “Erc”. Dovevano servire per permettere ai giovani di crearsi un proprio gruppo di ricerca con finanziamenti consistenti, ma poi si sono ridotti a finanziare la ricerca del singolo, visto che il budget per ciascun ricercatore è molto ridotto. Da allora il nulla. La domanda che rivolgiamo al Ministro Fedeli, e ai rappresentanti delle istituzioni oggi presenti in Unical, è cosa si intende fare concretamente nei prossimi anni nel settore della ricerca universitaria? Basta dare un’occhiata alle statistiche per rendersi conto che c’è bisogno di bandi nazionali, visto che – purtroppo – dai bandi europei in Italia arriva pochissimo.»

Gerardo Sacco, orafo calabrese: «Aver assistito all’evento di oggi all’Università della Calabria mi ha riempito di orgoglio, sia perché sono stato chiamato a rappresentare la Calabria in un colloquio ristretto col Presidente Mattarella, precedente alla cerimonia di inaugurazione, sia perché la targa in Aula Magna – dedicata al compianto Beniamino Andreatta, fondatore di questo ateneo – è una mia creazione. Al Presidente Mattarella ho fatto dono di un mio lavoro, tutto intarsiato a mano, una sorta di “racconto prezioso” ispirato al «Quando fu il giorno della Calabria» di Leonida Repaci. Sentirmi dire dal Presidente Mattarella, che «La Calabria è piena di autentici talenti» mi ha riempito di orgoglio, ed è una frase che lascio come insegnamento e come segno di speranza ai tanti giovani che studiano e si formano in questa università.»

Domenico Tulino, presidente del Consiglio degli Studenti: «Oggi per noi studenti si è trattato di una opportunità di far sentire la nostra voce direttamente alle istituzioni democratiche della nostra Nazione, a cui abbiamo chiesto di far rispettare i diritti sanciti nella Costituzione, con particolare riferimento al diritto allo studio e l’accesso all’istruzione specialmente fra le fasce più deboli della popolazione. Noi non ci sentiamo solamente studenti di questa università, ma anche e soprattutto figli di questa terra, e siamo convinti che solo rimanendo qui è possibile il riscatto sociale di cui tanto si parla.»

Mihaela Bersaglio, componente del Consiglio degli studenti: «In qualità di Rappresentante in seno al Dipartimento, cerco di esprimere quello che è il malessere di tanti noi studenti che ogni giorno sono sempre più preoccupati di ciò che ci ritroveremo ad affrontare una volta concluso il nostro periodo di formazione. Quale speranza potremmo mai avere se un cambio di rotta non inizia dalla stessa università in cui studiamo? Per essere un’Università del Sud siamo una delle più costose al livello di tasse, non esistono borse di studio per merito, la macchina amministrativa funziona al massimo al 60% di quanto dovrebbe garantire, senza contare le continue riduzioni di personale. Tutto ciò innesca ritardi e inoperosità, che va a discapito di noi studenti.»

Collettivo Progetto AZADI: «Come studenti contestiamo il fatto di essere stati esclusi dalla cerimonia di inaugurazione nella nostra stessa università, ma anche il fatto che per l’occasione siano stati sospesi servizi essenziali per gli studenti. L’impressione è che tutto ciò sia stato fatto per dissuadere la partecipazione degli studenti e per silenziare le voci del dissenso all’interno della nostra università. Le celebrazioni, i grandi eventi, la presenza di personalità, sono tutte cose che servono a dare un’immagine di eccellenza che in realtà non esiste. A volte conviene curare la “facciata” per nascondere le problematiche sottostanti. Noi rifiutiamo l’idea di università intesa come Istituzione, e preferiamo parlare di università come organismo vivo e vissuto. Per questo motivo abbiamo affisso uno striscione con su scritto: “Anno Nuovo, Problemi Vecchi. Non c’è nulla da inaugurare”».

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