Beccaria: l’intramontabile dell’Illuminismo italiano

/ febbraio 5, 2017/ LETTURA DEL WEEKEND

di Paolo Rosario Cristofaro

(A fine articolo download gratuito di “Dei delitti e delle pene”)


«Equivale sul piano della morale a ciò che i pochi rimedi da cui i nostri mali potrebbero essere alleviati rappresentano su quello della medicina […] Assicurate, per quanto lo potrete, una via d’uscita a chiunque sarà tentato di agire male, e avrete meno da punire.»
Questi due brevi passaggi sono estratti dal commento di Voltaire (al secolo François-MarieArouet), ad uno dei trattati più celebri prodotti dall’Illuminismo e che lo stesso scrittore francese, impaziente, lesse avidamente in lingua originale: Dei delitti e delle pene dell’italiano Cesare Beccaria. Durante l’acceso e cruciale Settecento, epoca di cambiamenti, rivoluzioni, innovazioni e riflessioni, in tanti avevano sparpagliato, nei loro scritti, riferimenti più o meno espliciti alle Leggi, al Diritto ed alle pene. Tuttavia quasi nessuno era riuscito a parlarne in maniera organica, sistematica, completa e diretta; in maniera da fondere letteratura e giurisprudenza, passato e presente, sentimento e ragione. Si può giustificare soltanto in questo modo l’enorme successo del breve trattato di Beccaria, apparso nel 1764 in forma anonima, presso la stamperia Contellini di Livorno. L’autore, dunque, si prese la briga di mettere per iscritto, in modo lineare e monografico, un argomento spesso citato, vivacemente affrontato negli ambienti intellettuali, ma mai, effettivamente, catturato con tanta fermezza, lucidità e costanza. Lo stesso Beccaria, nel testo, dopo aver citato i grandi cambiamenti in corso nel suo secolo, dirà che «… pochissimi hanno esaminata e combattuta la crudeltà delle pene e l’irregolarità delle procedure […] il troppo libero corso della mal diretta potenza, che ha dato fin ora un lungo e autorizzato esempio di fredda atrocità.» Attraverso concisi e limpidi paragrafi, l’autore prova, con la sua straordinaria retorica, ad identificare l’obiettivo delle pene, l’efficace e risolutivo connubio tra giustizia e severità. Per l’illuminista italiano «… il fine della pena non è tormentare ed affliggere un essere sensibile, né di disfare un delitto già commesso […] Il fine dunque non è altro che d’impedire il reo dal far nuovi danni ai suoi cittadini». Nessuna crudeltà gratuita nei confronti di nostri simili. Ciò non può esistere in una società moderna, tollerante ed illuminata. Il diritto di punire è fondato solo «… sulla necessità di difendere il deposito della salute pubblica». E’ soprattutto inutile la pena di morte perché, come scrisse Beccaria: «Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di esser persona e diventi cosa». A maggior ragione se, come dirà più avanti, si considera che «non è l’intensione della pena che fa il maggior effetto sull’animo umano, ma l’estensione di essa», la quale, tuttavia, bisogna che sia non più lunga del tempo strettamente necessario per evitare ulteriori delitti e ostinazioni da parte dell’accusato. Prodotto diretto dell’illuminismo italiano, il trattato ci spinge dunque a comprendere il talvolta labile confine tra giustizia legittima della comunità e pura barbarie ingiustificata; a comprendere e distinguere la pena dalla più bestiale e atroce vendetta. Classico assolutamente indispensabile ancora oggi, dove troppo spesso le cose non quadrano e le differenze sociali sono causa, purtroppo, ed è difficile negarlo, di vistose ingiustizie e di facili scappatoie per taluni. Non si può dunque chiudere senza citare un altro straordinario passaggio di Beccaria che rammentava: «A chi dicesse che la medesima pena data al nobile ed al plebeo non è realmente la stessa per la diversità dell’educazione, per l’infamia che spandesi su di un’illustre famiglia, risponderei che la sensibilità del reo non è la misura delle pene». E anzi più avanti, parlando del pubblico danno conseguente al reato, dirà ancora che «è tanto maggiore quanto è fatto da chi è più favorito» e, parlando delle leggi, che si considerano «tutti i sudditi egualmente dipendenti da esse».

 

Link utili:

"Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria

(Download gratuito qui)
Condividi l'articolo