Il vizio: Dall’inetto Zeno al talentuoso Eman

/ Febbraio 1, 2017/ Cultura, Redazione News

di Martina Teresa Sarli

(A fine articolo download gratuito di “La coscienza di Zeno”)

Che cos’è il vizio? Volendo provare a darne una definizione, affidandoci ai dizionari, si può risalire a due accezioni sulle quali
soffermarsi a riflettere: «abitudine inveterata e pratica costante di ciò che è male»; «abitudine inveterata che provoca il desiderio e la ricerca costante di ciò che è o può essere dannoso». Ciò che accomuna queste due definizioni è, ad esempio, il termine “abitudine inveterata”, che configura il vizio come qualcosa di reiterato, una trappola nella quale si ripiomba al di là delle singole volontà; si può notare, inoltre, il riferimento al “male” e a “ciò che è o può essere dannoso”, come il portare avanti in maniera ineluttabile un comportamento autolesionista del quale però non si può
fare a meno perché, stando alla seconda delle voci suggerite
dal dizionario “provoca il desiderio”. Non volendosi addentrare nel campo minato del “desiderio” e del desiderabile, si può acciuffare per i capelli un concetto lacanianamente espresso di “buco che non vuole essere colmato” e di questa equazione il vizio rappresenta una componente degradante ed irresistibile. Cos’è che nell’immaginario collettivo può essere indicato come un vizio? Il gioco d’azzardo che provoca guadagno, il bere che conduce all’ebbrezza dell’ubriachezza o il fumo. Un fumatore per eccellenza della letteratura è senza dubbio il personaggio di Zeno Cosini che Italo Svevo neLa coscienza di Zeno ne descrive insicurezze, nevrosi e ipocondrie. Qual è il piacere che prova Zeno nel fumare? Che rapporto erotico stabilisce con quel rituale della sigaretta da accendere, da aspirare, da scrollare dalla cenere e infine da spegnere? Affidiamo la riflessione alle parole dello stesso Zeno: «Adesso che sono qui, ad analizzarmi, sono colto da un dubbio: che io forse abbia amato tanto la sigaretta per poter riversare su di essa la colpa della mia incapacità? Chissà se cessando di fumare io sarei divenuto l’uomo ideale e forte che m’aspettavo? Forse fu tale dubbio che mi legò al mio vizio perché è un modo comodo di vivere quello di credersi grande e di una grandezza latente. Io avanzo tale ipotesi per spiegare la mia debolezza giovanile, ma senza una decisa convinzione. Adesso che sono vecchio e che nessuno esige qualche cosa da me, passo tuttavia da sigaretta a proposito, e da proposito a sigaretta.». E se per l’inetto Zeno Cosini il suo vizio è un modo per esorcizzare la propria debolezza, per il cantautore di origini catanzaresi Eman, al secolo Emanuele Aceto, classe 1983 è un punto di forza. Molto apprezzato e conosciuto dagli studenti calabresi, Eman nel 2016 pubblica il suo primo album con Sony Music, presentato anche presso l’Università della Calabria della quale è spesso gradito ospite, come ad esempio, in occasione della “Notte dei ricercatori”, appuntamento che costituisce la punta di diamante del calendario di eventi dell’ateneo. Nel suo album, intolato “Amen”, compare una canzone intitolata proprio Il mio vizio, che con un ritmo moderno e accattivante e un testo vagamente allusivo, descrive il rapporto del cantante calabrese con la musica che si esplicita come un rapporto carnale e viscerale, violento e irresistibile attraverso la personificazione dell’esigenza di scrivere e comporre musica che spesso prende e possiede Eman: «Mi sveglio in piena notte spesso perché manca lei, la sento entrare e sto con gli occhi chiusi, le dico che il mio vizio è il vetro che si appanna e lei, dice: ‘il mio sei tu che di me abusi’ […] riesce  a mostrarmi il suo peggio e mi chiede: ‘dimmi il tuo peggio dov’è?’, ma il mio peggio è lei e lei è il meglio di me. Dice dovrebbe andar via, ma lei ritorna da me, dice non son solo tua quando mi tiene dentro sé, mi dicono che grida quando è chiusa in soffitta le dico ‘va più piano’, ma non sa stare zitta». Cosa accomuna, dunque, l’irrefrenabile esigenza che sente Zeno Cosini di fumare, che passa di sigaretta in sigaretta, da un nuovo buon proposito di smettere all’altro, che annota nevroticamente date associate all’ultima sigaretta che non è mai l’ultima, al bisogno carnale del cantautore catanzarese di suonare e scrivere i suoi pezzi e lasciarsi possedere dalla musica, come da una donna lasciva e dominante? Ad accomunarli c’è il vizio, un vizio che ciascuno ha, che forse è sbagliato, ma ci rende più umani.

Questo articolo vuole essere un invito all’ascolto di bell’album: “Amen” di Eman, SONY MUSIC 2016, per chi ancora non conoscesse ed apprezzasse questo figlio della nostra terra nonché ex studente del nostro ateneo e, contiene, inoltre, un consiglio di lettura, ovvero si spera che possa servire da stimolo per rispolverare “La coscienza di Zeno” di Italo Svevo, un grande classico della letteratura modernista dei primi del Novecento.

 

 

Link Utili:

"Coscienza di Zeno" di Italo Svevo 
(Download gratuito qui)

"Amen" di Eman 
(Playlist youtube qui)

 

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