LETTURA DEL WEEKEND. I consigli di Pietro Verri ai giovani

/ ottobre 23, 2016/ LETTURA DEL WEEKEND

LETTURA DEL WEEKEND

I consigli di Pietro Verri ai giovani

di Paolo Rosario Cristofaro

Chi sono i nemici dei giovani, del genio, della bellezza, del sentimento e dell’originalità? I pedanti, assassini della letteratura e della passione. E’ questo il parere di Pietro Verri, celebre esponente dell’Illuminismo italiano, filosofo, scrittore, economista e storico. Lo si evince chiaramente da un suo articolo comparso su Il Caffè (Tomo I, foglio XXXV), dal titolo Ai giovani d’ingegno che temono i pedanti.

Proprio da questo scritto partiremo oggi, in occasione di questo nuovo appuntamento con la rubrica “Lettura del weekend”, per cogliere alcuni suggerimenti utilissimi e alcune osservazioni importanti, fatti da questo vero e proprio maestro dell’Illuminismo italiano.

Quante volte, presi dall’ispirazione o dalla passione ci capita di metterci all’opera per realizzare qualcosa? Spesso, molto spesso. In particolar modo chi si occupa di scrittura, di letteratura, di arte, di musica, ha sicuramente fatto i conti con un ostacolo spesso terribile e demoralizzante (specialmente se si è alle prime armi): le accuse e le critiche mosse dai pedanti, dai maniaci della forma che, in ogni epoca, non mancano della convinzione ridicola di possedere la verità, la giusta visione delle cose, il corretto modus operandi. Ma per Verri, mente illuminata dal Sole del Settecento, la bellezza non sta nell’assoluta perfezione, nell’ossessiva e maniacale ricerca di una forma che in realtà non esiste.

La straordinarietà sta nell’errore, talvolta nel disordine di chi, preso dalla passione profonda, dall’amore per quelle che lui chiama belle arti, si mette all’opera, facendo parlare il cuore e, direttamente da esso, arrivare un messaggio che si traduce in operato. I pedanti, invece, pretendono che tutti i messaggi del cuore, della passione, dell’emozione, siano filtrati dalla fredda caccia all’errore e siano confrontati e modellati sulla base di standard dettati esclusivamente dalla stoltezza e dalla follia.

L’uomo non è infallibile e mai potrà essere perfetto. Non possiamo pretendere di non commettere mai errori. Solo i presuntuosi e gli sciocchi ne sono convinti. Smembrando una qualsiasi opera d’arte, una qualsiasi opera dell’ingegno, con l’obiettivo di eguagliare modelli, cercare la perfezione, rispondere a regole, uccideremmo l’opera stessa. Il cuore, l’anima, perdono il loro valore e tutto diventa freddo e triste, rigido, come il risultato di una mente meccanica, che eliminando l’errore elimina anche l’Uomo che vive nell’opera stessa. La strada giusta, per Pietro Verri, è un’altra.  Egli scrive: «Colui che, assistito dalla natura di un’anima più elevata e d’una più fertile immaginazione, esercita una di quelle che con universale vocabolo chiamiamo belle arti, intraprenda, ed ardisca, né tema i difetti servilmente, ma secondi quel caldo genio che lo agita, e vada con una sorta di feroce talento a capir le bellezze dell’arte. Le bellezze alloggiano vicine ai difetti.»

Per il nostro autore, insomma, assecondare l’istinto, il proprio genio, la propria fantasia, talvolta, come quasi sempre è successo nella storia, è l’unico modo per esprimersi con il linguaggio del cuore ed essere originali. Egli scrive, attaccando i pedanti: «Un tal linguaggio è sconosciuto a tutte le anime fredde o incallite sotto il giogo della pedanteria». Il suo consiglio era: «Lascia pur che il pedante di marmo resti solo insensibile, e ti citi una farragine di testi e d’autori in lingua; lascia pur che ti scagli contro le autorità male intese d’Aristotile, di Quintiliano e d’Orazio; lascialo sminuzzare pezzo a pezzo l’orazione o la favola, e trovarvi quelle macchie […] delle quali Orazio stesso non s’offendeva, non ego paucis offendar maculis».

E nel bellissimo articolo de Il Caffè, in conclusione, possiamo leggere altresì uno stupendo consiglio ai giovani: «Non vi perdete, o giovani di talento, a compilar precetti, non siate paurosi delle bell’ arti; lasciate che sfuggano alcuni difetti, purché siano ricompensati da molte bellezze. I tratti che vi proponete d’imitare sian quegli che fan nascere in voi l’emozione […] Seguite franchi il buon genio che vi guida, e sia questo sempre l’intimo sentimento. Non v’arrossite di far degli errori; le più belle cose degli uomini ne hanno; le sole mediocri possono non averne, perché le mediocri solo son fatte a sangue freddo. Lasciate ai meccanici temer gli errori, voi temete i precetti de’ pedanti.»

verri

Condividi l'articolo
Share this Post