LETTURA DEL WEEKEND. Seneca ci insegna a vivere

/ ottobre 16, 2016/ LETTURA DEL WEEKEND

LETTURA DEL WEEKEND

Seneca ci insegna a vivere

di Paolo Rosario Cristofaro

«Non è breve la vita che ci è stata data, ma tale la rendiamo e non siamo poveri di essa, la sprechiamo. Come ricchezze immense e regali, quando giungano nelle mani di un cattivo padrone, in un momento vengono dissipate […] al contrario, anche se sono poca cosa, qualora siano affidate a un buon amministratore, crescono con l’uso che se ne fa.»

Sfogliando le prime pagine del De brevitate vitae di Seneca, si legge questo. Per il grande autore latino, dunque, non è la vita ad essere breve, ma siamo noi a non saperla apprezzare ed amare. Questo fine settimana, dedichiamo la rubrica d’approfondimento “Lettura del weekend” proprio alle semplici – tuttavia profonde – riflessioni di quest’opera divenuta uno dei classici più letti della storia, risalente ad un periodo compreso tra il 49 ed il 55 d.C.

Per il filosofo e letterato, pochissimi sono in grado di distinguere l’esistere dal vivere. Lasciamo che i nostri giorni vengano occupati da mille affanni e impegni, da commerci, da corse, da attività talvolta superflue e poco degne d’attenzione, tralasciando, invece, quelle esperienze, quelle riflessioni che, al contrario, ci aiuterebbero ad apprezzare il valore di ogni attimo ed a cogliere il senso stesso della nostra esistenza e del rapporto tra l’Uomo e l’universo che lo circonda.

Così, il nostro Seneca, ci fornisce, all’interno del De brevitate vitae, alcuni esempi di uomini illustri che, occupati da mille impegni e situazioni opprimenti e difficili, sperarono sempre in un po’ di tranquillità. Leggiamo difatti:

«Il divo Augusto a cui gli dèi concessero più che a chiunque altro, non smise mai di agognare la quiete e il ritiro dalla cura dello stato […] gli pareva talmente una gran cosa poter disporre del proprio tempo, che la assaporava col pensiero, non potendola godere nella realtà.» E ancora scrive il grande intellettuale: «Marco Cicerone, sballottato tra i Catilina, i Clodi, i Pompei, i Crassi, gli uni nemici dichiarati, gli altri dubbi amici […] quante volte maledisse quel suo consolato lodato non senza ragione, ma di certo senza fine!»

Spesso, sono proprio gli uomini più impegnati a sentire, più di chiunque altro, la necessità di abbandonarsi alla tranquillità, a momenti di libertà e riflessione, di meditazione. Esistono delle tematiche e degli studi, secondo Seneca, ai quali l’Uomo dovrebbe prestare maggiore attenzione; argomentazioni e discussioni alle quali dovremmo dedicare più spazio nelle nostre vite e nei nostri giorni. Nel testo lo si evince in maniera esplicita:

«Pensi che sia la stessa cosa curarsi che il frumento venga depositato nei granai non danneggiato dalla frode o dalla negligenza dei trasportatori […] oppure avvicinarsi a questi studi sacri e sublimi, per arrivare a sapere quale sia la materia di dio, quale la volontà, la condizione, la forma; che destino attenda il tuo animo […] che regola l’avvicendamento delle stelle e così tutti gli altri fenomeni che ci riempiono di straordinaria meraviglia?»

Dunque – se possibile – dopo una settimana di lavoro, di stress, di autobus presi e mancati, cogliamo l’occasione del breve weekend anche per riflettere, per capire quali e quanti siano i nostri veri bisogni, i nostri veri desideri, le nostre vere curiosità e ritagliamo un piccolo spazio per noi stessi. Leggere un buon libro – in questo caso l’opera di Seneca – può già essere un ottimo punto d’inizio per cominciare a cogliere la straordinarietà della nostra esistenza e a goderne appieno.

seneca

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