SCATTI D’ARTE. Il ‘600 di Mattia Preti: l’artista calabrese

/ ottobre 7, 2016/ SCATTI D'ARTE

SCATTI D’ARTE

Il ‘600 di Mattia Preti: l’artista calabrese

foto e articolo di Leonardo Migliaccio

Il pittore che più ha segnato la Storia dell’Arte calabrese è certamente Mattia Preti, che nel corso del ‘600 riuscì a ritagliarsi uno spazio importante nella scena pittorica italiana. In Calabria sono conservati molti dei suoi capolavori, opere che il pittore stesso destinò al proprio paese d’origine, Taverna (CZ).

Nella Galleria Nazionale di Cosenza è possibile osservare alcuni suoi dipinti, tra i quali il “Martirio di San Sebastiano”. Di questo soggetto abbiamo quattro versioni che furono realizzate nell’arco di circa quarant’anni, tra il 1650 e il 1687. La tela – della galleria bruzia – mostra il momento del martirio del santo. Secondo l’iconografia classica di San Sebastiano, Preti ce lo mostra legato ad un tronco e colpito da alcune frecce. Le sue armi sono gettate per terra, il cielo è scuro e nella parte inferiore della scena compaiono anche gli aguzzini del santo.

La luce che colpisce il corpo giovane risalta ancora di più la drammaticità della scena. Da quest’opera possiamo fare una riflessione sullo stile del Cavalier Calabrese. Il suo è un modo di dipingere che parte da influenze caravaggesche, molto diffuse nel ‘600 proprio negli anni in cui il pittore si formò a Roma. Nel 1653 si trasferì a Napoli, dove eseguì numerosi cicli di affreschi come nella chiesa di San Pietro a Maiella e alcune tele che oggi si trovano nel Museo di Capodimonte e nel Palazzo Reale.

Infine nel 1661 si trasferisce a Malta, dove diviene pittore dell’Ordine dei Cavalieri. In questo periodo maltese dipinge alcune opere destinate proprio alla Calabria. Un pittore straordinario, che non teme certo confronti con altri grandi del suo tempo come Guercino o Lanfranco. Uno stile che parte dalla luminosità del Merisi, ma che viene rielaborato con un gusto del tutto personale. Il San Sebastiano, così come altre opere che è possibile contemplare in Calabria, con la sua inquietudine e il suo impianto luministico, ci fa capire la grandezza di questo pittore che lo storico dell’arte Roberto Longhi ritenne secondo solo al Caravaggio.

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