LETTURA DEL WEEKEND. Euripide racconta la potenza dell’amore

/ ottobre 1, 2016/ LETTURA DEL WEEKEND

LETTURA DEL WEEKEND

Euripide racconta la potenza dell’amore

di Paolo Rosario Cristofaro

alcesti

Anche questo sabato, per la rubrica “Lettura del Weekend”, ho scelto per voi un testo letterario che, per chiunque sia in cerca di un libro veloce, scorrevole, ma profondo allo stesso tempo, da regalarsi per questo fine settimana, potrebbe rappresentare la scelta ideale. Sto parlando della tragedia “Alcesti” di Euripide; storia straordinaria d’amore e mito che, nonostante la sua breve estensione, può regalare davvero belle emozioni e piacevoli spunti di riflessione. Nel testo leggiamo:

«Tutti i suoi cari cercò e mise alla prova, il padre e la vecchia madre che l’aveva partorito, ma non trovò chi volesse morire per lui e non vedere più la luce, tranne la sua donna»

Ad Admeto, re di Fere, in Tessaglia, viene risparmiata la vita dalle divinità, a patto che un’altra persona muoia al suo posto. Tra tutti i suoi parenti nessuno vuole salvare la vita di Admeto, neppure i suoi genitori, tranne la sua sposa, Alcesti. Tutte le suppliche del marito, dei familiari dei servi, degli abitanti della città, non bastano per scongiurare il debito con il cielo e, nella disperazione generale, Alcesti muore. Euripide farà dire agli stessi abitanti di Fere:

«Sappia dunque che muore gloriosamente, di gran lunga la migliore delle donne che sono sotto il sole […] Come si potrebbe mostrare maggior rispetto per il marito che accettando di morire per lui?»

Per caso, durante i giorni di lutto per la scomparsa di Alcesti, si trova, da casa di Admeto, Eracle che chiede ospitalità. Admeto, per non rattristare il suo illustre ospite, non parla affatto della sua perdita, tuttavia egli ne viene a conoscenza grazie alla rivelazione di un servo. Così Eracle, preso dal rimorso e stupito dalla bontà di Admeto, disposto ad accoglierlo anche in questo infelice frangente, dice:

«Devo salvare la donna appena morta e riportarla in questa casa, per mostrare la mia riconoscenza ad Admeto. Andrò a spiare Thantos, il signore dei morti dalla nera veste […] Se poi fallirò […] scenderò alle case senza sole di Ade e Persefone, e la richiederò»

La vicenda termina col ritorno di Eracle, insieme ad una donna coperta da un velo, in casa di Admeto, al quale chiede di ospitarla per qualche tempo. Il re, devoto alla moglie, si rifiuta di ospitare la donna estranea dopo la morte della consorte. È questa, probabilmente, l’ultima prova di bontà, virtù e amore di Admeto che viene premiato delle divinità e da Eracle stesso che dice:

«Quella che vedi è proprio la tua donna […] Portala in casa dunque. Tu sei un uomo giusto, Admeto: continua per l’avvenire ad essere pio verso gli ospiti. Addio»

Il cielo restituisce al re di Fere la sua sposa, come premio per il profondo amore e rispetto nei suoi confronti, ma anche per il senso di ospitalità e di disponibilità verso il prossimo che, nonostante la spiacevole vicenda, Admeto ha dimostrato accogliendo Eracle.
Dunque un’opera breve, scorrevole, inizialmente triste, ma che si chiude con un lieto fine straordinario che fa riflettere, seppure attraverso una vicenda di fantasia, sull’importanza della bontà e dei sentimenti sinceri, per merito dei quali la vita, sovente, può decidere di premiarci oltre ogni aspettativa.

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